La mia casa era immensa, su tre piani, e una lunga scala di marmo rosa la attraversava come una sorta di spina dorsale ricurva. Il terzo piano era occupato da un granaio zeppo di mobili, abiti e cianfrusaglie varie che mia nonna si ostinava ad ammassare e che io adoravo andare a scoprire.
Una sola porta divideva quella che era la mia casa dalla stalla dove convivevano pacificamente tre mucche, un cavallo, un maiale. Dietro alla mia casa un campo che mio nonno d'estate allagava e in cui io con costumino e stivali giocavo alla piscina. In fondo al campo un canale dove, e ne sono tuttora convinta, mi dicevano vivesse una strega. E se un bambino guardava l'acqua passare la strega se lo tirava giù.
Avevo una valigetta bianca, con una crocetta rossa. In origine era la valigetta per giocare alle infermiere ma io la usavo per far finta di andarmene via. Mettevo il muso, infilavo le barbie in valigia e informavo tutti che me ne andavo “ perché erano tutti brutti”. E siccome nessuno mi dava troppo peso finiva che io e il mio muso andassimo a chiuderci in bagno fino a che non eravamo stufi. Abitudine questa della valigia che nel corso degli anni non ho ancora perso, forse perchè tutti sono ancora brutti!
Quando ero piccola avevo una fervida immaginazione e su essa poggiavano le mie più strane convinzioni prive di fondamento
Credevo che le nuvole fossero gli aliti delle persone
Credevo che i gatti ed i cani avessero una loro lingua, fatta di nomi, verbi ed aggettivi ma capissero perfettamente la nostra.
Credevo che i maschi avessero il pisello solo per fare la pipì in piedi... e non ne capivo il senso
Credevo che Santa Lucia esistesse davvero
Credevo che i giocattoli potessero sentire dolore.
Credevo che il circo fosse una prigione.
Credevo che i tuoni fossero il rumore del diavolo che picchia sua moglie
Credevo che i clown mangiassero i bambini
Credevo che l'altalena fosse stata ideata per i bambini buoni perché solo loro ci andavano un pochino eppoi lasciavano il posto anche agli altri.
Credevo che i miei genitori non mi avessero invitato al loro matrimonio perché nelle foto c'erano tutti tranne me.
Credevo che il bambolotto nero se lo lavavi diventava bianco.
Credevo che il frigorifero fosse la porta per entrare in un'altra casa. Ma appena aprivi la porta si nascondessero tutti i suoi abitanti
Credevo che di notte girassero per strada gli assassini che ti staccavano la testa dal collo.
Credevo che i bambini nascessero dai bacini e allora se davi un bacino ad un maschietto dovevi fare veloce veloce.
Credevo che la sanguinella fosse fatta di sangue
Credevo che in soffitta ci fossero i fantasmi (anche in cantina e per quello i salami avevano la muffa, era bianca come i fantasmi).
Credevo che sotto il letto ci fossero i mostri
Credevo che era più bello chiamare certe cose in un altro modo. Ad esempio lo “ stirodaferro” la pasta al garù.
Credevo che i miei gatti si chiamassero come me di cognome.
Credevo che se uno moriva, moriva per finta.
Quando ero piccola non credevo che avrei ripensato a tutto questo...
E tu a cosa credevi?

A capo chino aspetto l’istante in cui sarò io a illuminare il mondo...
Oggi....
In un istante si può , con un soffio, spegnere fiammelle che imprgionano desideri, o si può ricordare chi, d'estate, desiderava catturare soffi che durano un solo istante.
“Lectrice, ma secondo te quale sarebbe la canzone d’amore ideale?”
“ Mah…Non saprei. Perché alla fine io guardo le parole. E dire la verità per me è difficile dire quello che uno sente davvero…”
Dedico la mia canzone d’amore ai brontosauri.
http://www.youtube.com/watch?v=KC9FtLQJoGM
Uno dei parametri che indicano ad una donna… O meglio a me che sto diventando vecchia è il fatto che la gente che conosco, quella che magari ricordo scaccolarsi il naso all’asilo o a cui passavo i bigliettini durante i compiti in classe, inizia a sposarsi. Cioè in teoria il matrimonio dovrebbe essere l’ingresso “ufficiale”, ufficioso, uffichenoia nella vita adulta. Vita alla quale lo ammetto io non mi sento assolutamente pronta.Però mi piacerebbe tanto tanto sentirmi realizzata in qualcosa.
Ma, se il matrimonio di amici e conoscenti indica questo, il matrimonio degli ex-fidanzati si ammanta di ulteriori significati. E chi se ne frega direte voi ma a me questa cosa ha trascinato in un vortice di considerazioni. Nessuna che abbia a che fare col “ Perché non hai scelto me?” sia ben chiaro. La storia è morta e sepolta.
Ieri un mio ex fidanzato si è sposato con la più ricca proprietaria di porcilaie della zona. La neo Sig.ra Exfidanzato vanta fior fior di porcilaie che le rendono fior fior di quattrini e fior fior di puzza nel raggio di tre kilometri dalla sua mega villetta. Il Sig.Exfidanzato, consolato dal fatto di potersi tapparele narici con due belle banconote, ieri pomeriggio ha detto Sì.
E così ho pensato:
Tutto merito della porcilaia!
E su questo rimuginavo oggi pomeriggio, sola come un cane, chiusa in casa a stirare camicie, per poi arrivare alla salomonica conclusione che: la vita fa schifo, sono grassa come un maiale ( che quello quando una è giù di corda ce lo mette sempre) e non possiedo nemmeno una porcilaia!
E sempre su questo rimuginavo quando ho ridotto una camicia, a forza di pieghe, in una specie di cigno reale all'origami. Ma se avessi una porcilaia sarei ricca e pagherei una che mi stiri le camicie!
E ancora su questo mugugnavo davanti all’apice della mia giornata: il banco frigo del centro commerciale aperto anche la domenica! Me ne sto lì come l’ultima dei reietti a scegliermi una pizza surgelata, che guardate a scriverlo mi sento tanto in un film neorealista. Certo se possedessi una porcilaia andrei in pizzeria a mangiarmela la pizza!
Fino a che…Fino a che alzo gli occhi e giusto davanti a me, manco a farlo apposta, vedo i due novelli sposi. Lei, remescia nel banco frigo, lui regge una confezione di pizza surgelata. Pizza surgelata??? Ma come!
E LA PORCILAIA?
E il Sig. Exfidanzato mi guarda e vedendo quell’espressione non mi sovviene l’eterno né le morte stagioni ma solo la sua faccia quando, tanto tempo fa, di ritorno da una delle sue serate tra amici, dovevo reggergli la testa sulla tazza del water mentre lui biascicava: “ Non mi lasciare…Non mi lasciare…”. Sì, si lo sguardo era quello con quell’aggiunta di cucciolomaltrattato della LAV. Sì perché il Signor Exfidanzato era un tipo alquanto vivace e alquanto interessato al soldo che mi ha riempito di corna pur volendomi bene. Eppure anche lui se ne sta lì a comprare pizza surgelata con quella faccia da cane bastonato e c’ha pure la panza!
E allora penso che se la vita fa schifo e sei grasso come un maiale forse dipende da te e non dallo stare in coppia o meno. E mentre mi ritorna il sorriso e la speranza agguanto dal banco frigo anche una confezione di cornetti. Certo non possiedo una porcilaia ma io i cornetti posso sempre scegliere se comprarli o meno mentre lei, conoscendolo se ne ritroverà a pacchi.
...........
.......
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..
Però lei una porcilaia ce l'ha!!!
Di lui ho già parlato, mia croce e delizia: J. Lui è un bambino speciale, tenero e molto intelligente ma completamente fuori di testa. L’accaduto di oggi:

J chiede educatamente di poter andare in bagno. Dopo poco se ne ritorna tra noi senza pantaloni e senza mutande con tutta la minuteria di fuori. Inizia ad urlare ed ancheggiare, davanti alle compagne, manco fosse un idolo rock anni ’70 in uno di quei mega raduni hippy. Per farvi un’idea avete presente Hendrix? Ecco più o meno. Cerco di non perdere la calma…
“ Junior rimettiti subito i pantaloni per cortesia!”
“ Do..Io do li metto!”
“ Senti, tesoro, dammi una buona ragione per cui tu debba stare senza pantaloni qui con noi…”
“ E tu dimmi pecchè io no potto tare…”
“ Qui tutti abbiamo i pantaloni. Dimmi perché invece tu puoi stare senza”
“ Pecchè io ho un BEL PITELLO!”
“…O Santo… Senti tu mi hai mai vista qui senza pantaloni?”
“ Do….”
“ Ecco, quindi…”
“ Quindi tu no hai il pitello…Ahhhhhhh…”
MAPOR#c°A-V***…..m’HA FREGATO!

Voglio fare un castello in aria :
piu' su delle nubi,
piu' su del vento
un castello d'oro e d'argento.
Con una scala ci voglio salire
per sognare senza dormire
e su un cartello faro' stampare :
Le cose brutte non possono entrare.
Poi un giorno qualcuno mi ha guardato, mi ha detto che non meritavo questo. Mi ha detto che meritavo di più e che lui me l’avrebbe offerto. Mi ha fatto sedere, mi ha detto riposati, si è chinato e con amore mi ha levato quelle scarpe e mi ha scaldato i piedi gelidi. Ha guardato le ferite, i tagli del gelo e li ha accarezzati. Ha steso tappeti ovunque perché io potessi camminare scalza, senza ferirmi.
E io ho creduto a tutto questo. Ci ho voluto credere. Poi un giorno, dentro ad un armadio ho ritrovato quelle scarpe. O forse loro hanno ritrovato me. Ed allora ho pensato a tutto quello che non sono, che non sarò che non riesco ad essere. Una volta l’ho scritto: “ Vorrei essere chiunque il tuo sguardo vede in me”
. Ed è stato come se nulla fosse ritornato ma tutto fosse rimasto in attesa, senza perdere intensita, senza cambiare forma. E allora non ho creduto più. Ho pensato che quelle che mi avevano detto erano solo bugie. Mi hanno fatto credere di meritare di più, di essere di più. Mi hanno dato fiducia. E così ho indossato di nuovo quelle scarpe, per andarmene. Ho lasciato la famiglia che non mi meritava, che meritava di più.
E mi sono sentita stanca, stanca di fingere di essere di più.
Da allora ho scansato i diti puntati, i giudizi affrettai, gli occhi distratti. Ma non riesco a sfilare queste scarpe che sembrano di ferro, che pesano come condanne. A volte i colpevoli restano impuniti e a scontare le pene finiscono gli innocenti. E se tutto questo sembra non avere una ragione allora si inizia a distruggere, ci si macchia di colpe per dare un senso alla penitenza che si è costretti a pagare. La colpa più grande è distruggere l’innocenza. E cos’è più innocente di un cuore che non si aspetta di venire ferito?
Oggi ho queste mani che non sopporto, che tremano. Che mi lasciano scrivere a fatica. Oggi
chi mi vuole bene ma non chi mi ama. E di tutto prendo solo il poco per non rischiare di perdere di nuovo così tanto. E non cerco commiserazione, né incoraggiamenti perché ciò che non ho mai perso è una speranza.
Oggi penso a due occhi scuri per cercare di non tremare più ma sono lontano e ho addosso queste scarpe che mi calzano a pennello ma che mi lasciano i piedi gelidi. A volte, se c’è il sole, non va poi così male.

Da ieri sta gocciolando ma passerà. Tutto passa o, comunque, ci si abitua.

Arturo, un giovane camionista, si ferma ad un autogrill per andare al bagno. Negli ultimi cento kilometri si è messo a pensare che la vita fa schifo, che con questo suo lavoro, che lo porta sempre in viaggio, è rimasto ormai con pochi amici e per quello che riguarda le donne non è nemmeno il caso di parlarne. Ha pure sbuffato, mentre svoltava, pensando che ormai la sua vita è tutta dentro quel lurido camion. Quando entra nella toilette trova il primo bagno occupato, ed entra perciò nel secondo. Si sente solo e la vita gli fa schifo quasi quanto questo cesso d’autogrill
Appena si siede sulla tazza, sente una voce provenire dall’altro bagno.
“Ciao, come va?”
Arturo di solito non è un tipo che dà confidenza agli sconosciuti, e non ama molto fraternizzare col prossimo, tuttavia… Tuttavia quello gli sembra un segno del destino. La vita non fa poi così schifo. Forse la vita è fatta di possibilità da cogliere. Forse dobbiamo solo essere aperti a ciò che ci sta attorno. Forse nella vita capita ancora di incontrare gente socievole. Forse l’amore e l’amicizia si possono davvero trovare ovunque! Sì, forse tutto questo è vero! Si sente pieno di speranza, allegro e così decide di rispondere:
“Mah, si tira avanti…”
E l’altro: “E cosa fai di bello?”
Ad Arturo quella situazione sembra un po’ bizzarra, ma quella è una grande occasione per aprirsi al prossimo, in fondo lui è un viaggiatore, un tipo dalla mente aperta e così risponde ancora:
“Beh, quel che fai tu… sto facendo la cacca…”
A quel punto, dall’altro bagno si sente urlare, e il tipo irritatissimo:
“Senti, ti richiamo più tardi, che qui a fianco c’è un coglione che sta rispondendo a tutte le mie domande!!!”
